La Nostra Storia

Chiara Fontana insegna diritto tributario all’università Federico II di Napoli. Giovanni Riccardi è un noto avvocato del foro della città, originario della cilentana Sapri. I loro figli si sono conosciuti sui banchi dell’asilo e sono cresciuti come fratelli, impegnandosi soprattutto nello sport. “Sono nata a Napoli, mio padre è salernitano”. “Da bambina abitavamo nel Salernitano con il mare all’orizzonte, circondati da verdi colline. Era la casa della mia infanzia e probabilmente nel mio inconscio era la dimora in cui mi sarebbe piaciuto vivere per sempre. A Napoli insegno, mi occupo dell’associazione dei tributaristi, mi occupo dei miei figli, è una vita dinamica, intensa ma non sempre appagante. Con Giovanni si parlava di tanto in tanto di creare qualcosa insieme, come soci. Per sfizio, mi capitava di leggere sui giornali le offerte relative ad alberghi sulla costiera piuttosto che ad altre amenità simili. Non conoscevo il Cilento, come molti campani. Vidi un’inserzione relativa a un vecchio albergo in vendita. Mi recai a Castellabate.Il posto era magico. Era il mio posto, con il mare all’orizzonte e colline verdi coltivate a ulivo, vigneti, piante di fichi tutt’intorno. Anche Castellabate è un luogo magico, con una storia commovente. Venne Giovanni, vennero i nostri figli. Intavolammo una lunga, difficile trattativa. Palazzo Gentilcore è assai antico, risale al 1100. Fu fabbrica prima, palazzo gentilizio dal 1745 della famiglia De Angelis, sede del Comune e della Prefettura dal 1931, infine albergo dal 1967 a opera di una società tedesca. Fu il suo momento di maggior gloria, con il pianoforte sulla terrazza sommitale. Dai De Angelis passò a un’altra famiglia nobiliare, i Matarazzo. Negli anni Novanta nuovo passaggio di proprietà, alla signora dal quale l’abbiamo acquistato. Ci vollero nervi saldi e sangue freddo oltre che una forte determinazione. Riuscimmo a concludere il rogito davanti al notaio. Giovanni ci convocò in albergo, aveva portato picconi per tutti, compresi i nostri figli, e ce li distribuì. Smontammo a picconate i pavimenti, i sanitari, tutto ciò che andava rimosso senza che l’edificio ci cascasse sulla testa. Mi ritrovai perfino, vestita con un elegante tailleur, a guidare un pick up pieno all’inverosimile di sanitari fino all’isola ecologica. Non avrei dovuto farlo io, era un’emergenza, così guidai quel bestione su quattro ruote fino all’isola ecologica. Da noi è difficile trovare un rettilineo. Quando gli operai del posto scoprirono che cosa avevo fatto, mi adottarono: ero una di “loro”.
Da: HOTEL DOMANI del 2 febbraio 2020 di Giovanni Gentili a pag. 28

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UN PICCOLO GIOIELLO
“Sono stati i nostri figli a scegliere i tre colori chiave che hanno improntato la ricostruzione dell’albergo: il verde, il turchese, il blu di Prussia” prosegue Chiara Fontana. “Le tredici camere sono tutte diverse, tranne che per il modulo del bagno, che prevede un box doccia a tutta parete con un elemento verticale con soffione e getti laterali e una doccetta mobile. Un paio delle 13 unità ricettive hanno due camere matrimoniali, ideali per le famiglie con figli. Alcune stanze hanno degli archi in roccia viva che abbiamo voluto conservare. Li troviamo molto suggestivi oltre che segno del tempo e delle modifiche vissute dall’edificio, idem un angolo bruciato, che richiama i moti del 1828, memoria permanente impressa anch’essa nella materia viva dell’edificio. Per i pavimenti abbiamo adottato le ceramiche di Vietri, dipinte a mano nella fabbrica Ceramica Artistica Solimene, con colori e disegni cangianti camera per camera, rifacendoci anche a disegni di Giò Ponti; alcuni pavimenti alternano le ceramiche con il legno di ulivo. Le pavimentazioni degli spazi comuni sono in cotto di Ogliara, la patria del cotto salernitano. I nomi delle camere si rifanno alle frazioni di Castellabate, Comune diffuso che comprende anche il litorale che fronteggia il golfo antistante il borgo. L’unica che non si rifà alle frazioni è la camera Castello perché ricorda il precedente Hotel Castello, che abbiamo acquistato nel 2018. I letti sono grandi, con materassi concepiti per facilitare il sonno. Un personaggio del mondo del cinema assai famoso in una serata di pioggia giunse da noi stanco, nervoso. Volle vedere tutte le camere, scelse una delle due che hanno il loggiato. La mattina successiva volle vedermi: voleva sapere chi ci aveva fornito i materassi. Voleva comprarne uno per casa sua, a Roma. Non aveva mai dormito così bene. Lo indirizzammo alla Citera Materassi di Sapri che li realizza. Doveva fermarsi un giorno, sostò per un’intera settimana. Non è stato l’unico caso. Abbiamo utilizzato artigiani e aziende del territorio e solo del territorio. Abbiamo recuperato armadi di antiquariato per inserire la storia nell’arredo contemporaneo. Sulle pareti ci sono opere di José Ortega, pittore rivoluzionario spagnolo allievo di Picasso, che visse per vent’anni a Bosco, nel Cilento, dove esiste un museo a lui dedicato. L’artista decise di stabilirsi lì perché il borgo contadino era simile a quello della sua infanzia e gli abitanti poveri, con il viso scurito e indurito dal sole richiamavano la sua gente. Poi, la storia di Bosco fatta di gente ribelle al potere borbonico si intreccia al vissuto del pintor, che ha combattuto la dittatura di Franco dall’età di quindici anni, pagando con il carcere e l’addio all’amata Spagna. Da Bosco nel giugno 1828 erano partiti i primi moti libertari del Cilento, repressi violentemente nel sangue. Il paese fu dato alle fiamme dai Borbone, raso al suolo e cancellato per sempre dall’Albo dei Comuni “per tirannica vendetta combusta, perché prima spiegò il tricolore”. A ricordare l’accaduto è un murales maiolicato dipinto dallo stesso Ortega, sito all’ingresso del paese, a tutti ormai noto come la Guerniccilentana. Oltre a Ortega, i quadri esposti sono di artisti locali con l’obiettivo di trasformare le 13 camere dell’albergo in camere “d’autore”.

Parlano Di Noi

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